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Quaderno AIM n. 23, 1994

La disoccupazione in Europa: i rimedi possibili

a cura di Giacomo Chiozza

La ricerca mette in evidenza i seguenti fenomeni. Fatto storico nell'Europa degli ultimi trent'anni, il fenomeno della disoccupazione ha, nel 1994, raggiunto proporzioni allarmanti: 18 milioni di unità, pari all'11.6% della popolazione attiva, nel 1993, con un incremento percentuale previsto di mezzo punto nel 1994. L'Unione Europea perde nettamente il confronto con le due superpotenze mondiali: il tasso di disoccupazione americano è variato da un minimo del 4% a un massimo del 9.5%, con una media stabile attorno al 6.8%, mentre il Giappone non ha mai superato il livello del 3%. L'Italia, in particolare, con una percentuale del 10.9%, si colloca in una posizione intermedia in Europa, sotto il 22.5% della Spagna, ma sopra l'invidiabile 4.7% del Portogallo.
L'incremento della disoccupazione è andato di pari passo con l'incapacità strutturale a creare nuova occupazione: nel 1992, il tasso di partecipazione alla forza lavoro in Europa era di circa 60% contro il 71% degli Stati Uniti e il 75% del Giappone.
Lo studio analizza anche possibili soluzioni al problema della disoccupazione, prima fra tutte l'innovativo Piano Delors, finalizzato a gettare le basi di uno sviluppo economico a lungo termine dei dodici Paesi europei.
Ecco alcuni tra i rimedi più significativi del Piano: programmi di riqualificazione continua della forza lavoro sotto forma di congedi di formazione; programmi per i giovani che lasciano la scuola; formule di apprendistato e tirocinio presso le imprese; riduzione dei prelievi fiscali e sociali per i lavori a bassa retribuzione; incentivi fiscali alle piccole e medie imprese; incremento della flessibilità del mercato del lavoro; creazione di occupazione nel settore dei servizi sociali; maggiori investimenti per la ricerca e sviluppo, per l'ambiente e per la comunicazione.




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